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Côte des Blancs

La Côte des Blancs, la terra dei grandi bianchi della Champagne, la terra dello chardonnay, dei villaggi iconici e di innumerevoli vigneron che rendono con i loro blanc de blancs questa zona unica e follemente amata dagli appassionati di tutto il mondo.
Situata a pochi chilometri da Epernay si estende da nord-est a sud-est perpendicolarmente alla Valle della Marna con i suoi pendii e le sue colline che costeggiano l’altopiano di Brie per circa 10-15 km.
Le caratteristiche di questa area, terreno gessoso e discreta altitudine, fanno sì che il vitigno Chardonnay dia il meglio di sé, affiancando ad una buona concentrazione e alla dolcezza del frutto, una grande acidità e mineralità. Gli Champagne che nascono qui sono floreali, elegantemente agrumati e la craie in particolare, presente a pochi cm di profondità, gioca un ruolo fondamentale nella regolazione idro-termica delle viti in quanto è in grado di immagazzinare grandi quantità di acqua e calore e di rilasciarli quando la pianta ne ha più bisogno. I vigneti sono per lo più tutti esposti ad est.
Scendendo da Pierry e percorrendo la strada interna (D10) inizia lo splendido tour tra i villaggi Grand Cru della zona, Cuis e Cramant nella parte nord-ovest (Chouilly ed Oiry nella parte nord-est con la D40A) per poi addentrarsi ad Avize e scendere verso Oger e Le Mesnil-sur-Oger, potrete divertirvi nel percorso a cercare le indicazioni di tutti i produttori che risiedono in questa magica zona.

13 villaggi dei quali 6 classificati grand Cru (come detto Chouilly, Oiry, Avize, Cramant, Oger, Le Mesnil-sur-Oger) e 7 Classificati Premier Cru (Cuis, Grauves, Vertus e Bèrgeres-les-Vertus, Voipreaux, Villeneuve-Reneville, Chevigny) per un totale di 3190 ettari dei quali il 97% è vitato a Chardonnay.

Annesse alla Côte des Blancs ci sono altre 4 aree nelle quali lo chardonnay è sempre il protagonista seppur con caratteristiche ben diverse dal cuore pulsante dell’area.

La Val du Petit Morin che si sviluppa nella parte meridionale è caratterizzata dal passaggio dell’omonimo fiume (parallelo al Grand Morin, a Nord del medesimo, confluisce ad Ovest nella Marne dopo un percorso di circa 80 km) e rappresenta enologicamente lo spartiacque tra la Côte des Blancs ed i Sézannais che si sviluppa ancora più a sud, vini più eleganti quindi nella parte più settentrionale e vini più decisi nella parte meridionale. Un totale di 20 villaggi tra i quali spiccano Etréchy e Coligny (Premier Cru) e Congy (Ulysse Collin) che si spartiscono poco più di mille ettari di vigneti dove lo chardonnay (52%) e ben spalleggiato dal Pinot Meunier (37%).

La Côte de Sézanne o più semplicemente il Sézannais è il naturale prolungamento della Côte des Blancs in direzione sud (ad eccezione di Montmirail più distante nella parte nord-occidentale) che arriva a tendere la mano alla Côte des Bar. Qui lo Chardonnay che torna ad essere il protagonista nasce su terreni prevalentemente argillosi e limosi e gli Champagne di questa zona sono tendenzialmente molto ricchi e rotondi ma indubbiamente meno eleganti, minerali e longevi in confronto ai nativi della zona grand cru dell’area. Qui però è stata ritrovata la più antica vite del mondo, Vitis balbianii o Sezannensis.
12 villaggi e circa 1500 ettari vitati.

L’area del Vitryat e le sue colline sono collocate a sud-est della Côte des Blancs, a circa 50 km di distanza. Lo Chardonnay è in pratica l’unico vitigno presente nei 15 villaggi della zona (98% su 458 ettari) ed il terroir dona Champagne floreali e minerali ma indubbiamente più scarni e meno nobili a cospetto della CDB.

Montgueux soprannominata anche “l’ile de craie de la Champagne” è senza dubbio una rarità del mondo Champagne, una sottozona rappresentata da un solo villaggio posizionato a ridosso di Troyes (e quindi decisamente più vicino alla Cote des Bar) dove si coltiva quasi esclusivamente chardonnay (90% e 10% Pinot Noir) su 208 ettari di vigneti che poggiano le proprie radici su un pendio di craie. I Blanc de Blancs di Montgueux sono Champagne ricchi, pieni, talvolta eccessivi nella loro esuberanza e per questo forse più adatti ad integrarsi in assemblaggio.